Storia sociale

Paolo Sorcinelli
Avventura del corpo. Culture e pratiche dell’intimità quotidiana
Bruno Mondadori, Milano, 2006, pp. 240

Carissimo amore mio. Vieni presto, non vedo l’ora di spidocchiarti tutta/o…”
Cosa pensereste se vi arrivasse un messaggio come questo?

Facciamo un altro esempio. Sono andato a comprare le sigarette: sui pacchetti ci sono immagini raccapriccianti: un vecchio agonizzante con un buco dalle parti della gola, polmoni devastati da tumori ecc. (io ho comprato quello con un feto che ci resta secco perché, di sicuro, non corro il rischio di restare incinta…). Sono immagini forti, che dovrebbero avere un effetto deterrente, sono una prova. Bene, se accendiamo la tv, per non parlare di internet, a qualunque ora, ovunque, vediamo mezzi nudi: veline, ballerine, attori, pubblicità ecc., ma una bella donzella che girasse in centro in due pezzi rischierebbe di incorrere nella buoncostume: in spiaggia sì, in centro no; un paio di polmoni spappolati sì, (anche a bambini di 3 anni, per dire), ma scene di nudo possono essere vietate ai 18 anni.

Questo per dire che abbiamo un rapporto ambivalente col corpo. L’abbiamo sempre avuto. La storia sociale, materia che Paolo Sorcinelli ha insegnato fino a pochi anni fa all’Università di Bologna, tra le altre cose insegna una cosa fondamentale: e cioè che il nostro modo di vedere e valutare le cose non è l’unico e che non è nemmeno detto che sia quello più giusto. Ogni epoca ha avuto forme di mentalità proprie.

Così, naturalmente, la frase sui pidocchi l’ho inventata io, ed è improbabile che sia stata detta in qualunque epoca. Improbabile ma non impossibile. Togliersi pidocchi e pulci a vicenda è stata una pratica diffusissima per secoli, fintanto che questi parassiti hanno fatto parte della quotidianità di tutte le classi sociali e di cui non si conosceva la pericolosità quali portatori di peste e tifo. Per secoli, lo spidocchiarsi e spulciarsi ha rafforzato i legami famigliari e sociali e poteva ben essere un’occasione per sbirciare o allungare le mani.

Ma questo fatto ci dice anche molto altro, non solo sulle condizioni igieniche.

Gran parte della popolazione viveva in ambiti ristrettissimi, cosa che annullava qualunque forma di privacy così come oggi la intendiamo noi: lavarsi, fare i propri bisogni, accoppiarsi, tutto avveniva sotto agli occhi di tutti (lavarsi molto meno in realtà). La stessa cosa vale per le città (che col metro di oggi, spesso erano paesotti o poco più): urinare contro un muro o in un angolo in un cortile era cosa comune, scontata, ovvia.

L’igiene personale, ad esempio, è stata guardata con sospetto per lungo tempo. A praticarla erano soprattutto le cortigiane e le prostitute, quindi, nelle donne oneste, la cura del proprio corpo e del proprio aspetto poteva essere indice di civetteria o altro.

D’altra parte, il rapporto dell’uomo con l’acqua è sempre stato molto ambiguo: elemento di cura, o predisponente a gozzovaglie e sconcezze (bagni pubblici, terme); strumento di pulizia o si sfogo come nel caso del bidet, impostosi a poco a poco come attrezzo per l’igiene ma consigliato anche per contrastare l’isteria (pp. 90-91). Ma da un’altra prospettiva ancora, la sporcizia, coi pruriti che provoca, induce al grattarsi, cosa alla quale le donzelle potrebbero cominciare a prenderci gusto, se i pruriti si manifestano in determinate zone…

Félicien Joseph Victor Rops – Lejoyeux bidet

Sorcinelli gioca con grande abilità con queste sfaccettature. Dal libro emergono chiaramente sia idee tipiche di un’epoca, sia idee che hanno dimostrato una lunga durata. Tipica di un’epoca piuttosto lunga è stata la supposizione del Diavolo tentatore: le streghe erano tutte donne. L’acribia morbosa con la quale le gerarchie ecclesiastiche hanno seguito i comportamenti sessuali dei fedeli è trattato da Sorcinelli con grande finezza. Ma se la stregoneria si è estinta, la figura del prete, del frate, dell’ecclesiastico che predica bene e razzola male è viva e vegeta ancora oggi (il secolo XV è stato definito da uno studioso, il “secolo d’oro della sessualità in convento”, p. 56)

E se è indubbio che la Controriforma ha esercitato un inasprimento marcato nella sorveglianza del comportamento – e quindi anche e soprattutto dell’uso del corpo (p. 163, nota 46) – è altrettanto vero che nonostante i suoi martellanti e apocalittici ammonimenti, le popolazioni hanno continuato a fare per conto loro. Sintomatici sono gli strali lanciati contro la masturbazione, le cui presunte conseguenze sono arrivate fino a noi – si pensi ad esempio alla miopia, di cui abbiamo uno stralcio spassoso ma affidabile nell’opinione del prete, nell’Amarcord di Fellini. (Ma si vedano anche quelli contro il celibato, motivati con argomenti diversi a seconda delle epoche – dal controllo della Chiesa sulle famiglie alla politica fascista che si scontra però con una società che va verso scelte di decremento demografico).

Non solo, come risvolto della medaglia, la letteratura libertina (alla quale l’A., dedica il settimo capitolo), protetta da gente di alto rango, si prende gioco della tetra precettistica della Chiesa in ambito sessuale, ma la popolazione attua per conto proprio meccanismi – socio-economici-relazionali – coi quali regola e fronteggia le difficoltà della vita quotidiana.

È un discorso che vale per la contraccezione come strumento sia di piacere sia di controllo della nascite, che va dal classico coitus interruptus, all’uso della porta sul retro e ad altre parti del corpo, ai primi rudimentali (e molto probabilmente scomodissimi) preservativi, fino alle pratiche di pratiche abortive con uso di infusi e miscugli vari – la cui efficacia è stata a lungo più presunta che reale. Se si guarda al percorso del preservativo, ci si accorge dei percorsi a volte sfuggenti della storia: il preservativo fu inventato non tanto come strumento per evitare di “pagare la tassa” (per usare le parole dell’etnologo e medico Mantegazza), ma come strumento immunizzante contro le malattie veneree; solo in seguito diventa contraccettivo, poi torna alla sua funzione originaria durante la prima guerra mondiale, per tornare poi, di nuovo, in seguito (anche perché sensibilmente migliorato e meno costoso coll’avvento della gomma), contraccettivo.

Preservativo in pelle di pecora

Per fare un altro esempio, la verginità della sposa al momento delle prima notte di nozze ha a che fare molto più col mito che con la realtà delle cose: veniva largamente disattesa in contesti sociali (soprattutto popolari) che erano perfettamente al corrente di come andavano effettivamente le cose.

I fattori in campo poi si complicano con la convinzione che, a date condizioni e situazioni, il sesso fosse anche un’attività salutare: a giovani donne palesemente irrequiete veniva consigliato di trovare marito; gli intellettuali e i pensatori erano ritenuti scarsi amatori, mentre una regolata attività sessuale – con lo spurgo regolare degli umori – garantiva salute e benessere. Ovviamente queste idee cozzavano col sesso come mezzo necessario alla sola procreazione.

Naturalmente, il quadro in cui tutto questo si svolge è la società patriarcale e maschilista dell’Europa occidentale. Di conseguenza, ascoltiamo quasi sempre la voce dei maschi, e quindi abbiamo interpretazioni dei fatti tutta inclinata alla loro prospettiva. Sorcinelli apre sguardi in molte direzioni su come gli uomini vedono le donne e come giustificano i propri comportamenti.

Si vedano le reprimende della Chiesa contro i “dildo” (che non sono per niente un’invenzione moderna) e i processi contro chi li fabbricava (pp. 96-98); così come si tengano presenti le considerazioni sulla isteria, con pareri ambivalenti.

Illuminanti sono le pagine sui processi per stupro nei quali, alla fine, quasi sempre, non solo il colpevole veniva assolto, ma la vittima diventava quanto meno istigatrice al peccato e/o al reato. E questo, sottolinea giustamente l’A., riferendosi a processi del Novecento, è il retaggio di molti secoli di storia.

Come sempre, la storia sociale pone lo storico in angoli visuali particolari – di “traverso” per così dire – posizioni difficili da mantenere, ma che permettono sguardi profondi su molti aspetti della vita e della storia che altrimenti rimarrebbero oscurati.

Con questo libretto agile, piacevole e spesso divertente, ha fatto molta luce.