La Voce (1908-1913) digitalizzata

La Voce è stato un periodico dalla vita breve e dalla tiratura modesta. Fu fondata nel 1908 e cessò le pubblicazioni nel 1913; la tiratatura raggiunse un massimo di 5.000 copie, ma la sua media non oltrepassò le 3.000; il numero degli abbonati non arrivò mai a 2.000 e, anzi, vi rimase molto al di sotto: pur avendo raggiunto in breve temo i mille abbonamenti, la media non oltrepassò i 1.300. Non solo, anche la sua pubblicazione non fu uniforme. La si poteva trovare in non più di un centinaio di città.

Eppure, nonostante la limitatezza della diffusione, la sua importanza nella cultura dell’Italia di inizio Novecento è stata rilevantissima. Non solo per il prestigio delle firme che vi collaborarono (non va dimenticato che nell’Italia del tempo la cultura era ancora una faccenda riguardante soprattutto le élites, essendo l’analfabestismo una piaga in via di guarigione ma ancora diffusa) quanto perché si pose come rivista di rottura.

La Voce fu espressione e si fece interprete di istanze di rinnovamento, di superamento e di critica delle consorterie notabilari alla guida delle città e dei Comuni impersonate in Parlamento nel grande giocoliere e mediatore insuperabile Giolitti. Portò sulla scena politica italiana l’esigenza di un’Italia che giocasse un ruolo più attivo sulla scena europea e internazionale, più audace e aggressiva e che fosse innervata da forti ventate di modernità: erano i desiderata di una borghesia di recente formazione, figlia e a sua volta promotrice dell’industrializzazione, ancora minoritaria numericamente, ma di grande influenza sul piano culturale e politica.

Da Piero Jahier, Scipio Slataper e Ardengo Soffici a Giani Stuparich, Giuseppe Prezzolini, Giovanni Papini, da Carlo Linati, Alfredo Panzini, Giuseppe Antonio Borgese a Camillo Sbarbaro, Clemente Rebora, Dino Campana e altri ancora che ne furono attratti e poi se ne distaccarono, il numero e la qualità degli intellettuali che collaborarono a La Voce, è rilevante.

Ora, non a caso per iniziativa di uno dei più prestigiosi centri culturali italiani, il Gabinetto Viesseux, La Voce è stata digitalizzata ed è disponibile a chiunque. Abbiamo dunque una fonte di prima mano per farci un’idea di quell’Italia che di lì a poco sarebbe stata inghiottita nel gigantesco gorgo della prima guerra mondiale: La Voce

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