I campi fascisti (2). Il Campo di concentramento di Casoli (1940-1944)

I campi fascisti (2)
Il Campo di concentramento di Casoli (1940-1944)

Pochi giorni fa ho pubblicato un articolo sulla repressione durante il ventennio fascista e ho linkato un sito sui campi fascisti. La repressione nel ventennio. A poche ore dalla pubblicazione del post mi è stato segnalato il sito sul Campo di concentramento di Casoli, in provincia di Chieti, in Abruzzo, attivo dal1940 al 1944.

Il sito consiste in un archivio digitale che consente l’accesso e la consultazione a fini della ricerca storica di oltre 4000 documenti contenuti nei 215 fascicoli personali degli internati civili conservati sull’ex campo di concentramento. Si tratta, allo stato attuale della documentazione on leine, del primi archivio digitale che riproduce in foto facsimilare totale i fascicoli personali di un campo di concentramento per internati civili stranieri, ebrei ed ex jugoslavi.

A maggior precisione delle finalità del sito, riprendo dalla presentazione del progetto:

L’obiettivo del progetto è raccogliere documenti, testimonianze, fotografie e altro materiale in modo da offrire una documentazione il più completa possibile con lo scopo, da una parte, di studiare scientificamente il Campo di concentramento di Casoli e, dall’altra parte,  di poter mettere a disposizione il suddetto materiale sia agli studiosi che ai diretti discendenti degli internati. È un paziente lavoro di ricerca fotografica, documentaria ed archivistica. Il sito […] valorizza questo patrimonio documentale con la pubblicazione digitalizzata di fonti, ricerche e saggi sulla storia dell’internamento civile nell’Italia fascista assicurando la comunicazione e la divulgazione critica dei risultati della ricerca. Il lavoro è in continuo aggiornamento e per tale ragione i risultati pubblicati sono ancora parziali.

Palazzo Tilli

Nello specifico:

Si rende necessario fare un’osservazione intorno all’espressione “campo di concentramento”, perché ci si trova spesso di fronte ad una confusione di tipo semantico (ossia del significato della parola), in quanto tale espressione immediatamente evoca i campi di sterminio nazisti, che ovviamente sono ben altra cosa rispetto ai campi fascisti, e una comparazione tra i due sistemi dal punto di vista della radicalità, della violenza, del terrore, e della mortalità, rischia una scontata banalizzazione del caso italiano. Per questo bisogna comprendere il significato che questa espressione ottiene all’interno del sistema concentrazionario italiano fascista (monarchico), così come esso viene concepito e messo in piedi dal Ministero dell’Interno. Nei documenti ufficiali vengono distinti 2 tipologie di internamento:

1) In campi di concentramento propriamente detti

2) In località di internamento libero

I campi di concentramento, nell’universo fascista, indicano un luogo circoscritto in un perimetro all’interno del quale in strutture preesistenti o ex novo, vengono segregati categorie diverse di internati. Si tratta quasi sempre di campi mono-genere, ossia maschili o femminili e raramente misti.

Le località di internamento libero, sono invece, i comuni di residenza coatta per gli internati, i quali possono ricongiungersi con il nucleo famigliare. È evidente che la condizione di “internato” in un campo di concentramento fascista è più sfavorevole e dura rispetto all’altra: promiscuità, libertà di movimento ridotta, regolamento rigido, separazione dal nucleo famigliare, sorveglianza, punizioni, divieti di lavoro, comunicazione ristretta, ecc.

Il campo fascista di Casoli ha avuto due periodi distinti di internamento per via delle due categorie diverse di internati. Abbiamo un primo periodo “ebreo” del campo, che va dal 9 luglio 1940, data di ingresso del primo nucleo di 51 ebrei stranieri provenienti dal carcere di Trieste, fino al 5/6 maggio 1942, data di ingresso del nucleo di internati politici, antifascisti, ex jugoslavi trasferiti dal campo di concentramento di Corropoli in provincia di Teramo. (Si tratta di un sistema parallelo di campi destinato ai civili deportati dalla sponda orientale dell’Adriatico, a causa dell’occupazione di estesi territori jugoslavi). Tutti gli ebrei del campo di Casoli furono trasferiti nel campo di Campagna in provincia di Salerno. Questa seconda fase dura fino al 2 febbraio 1944, data riportata su un documento in cui si attesta ancora la presenza di 18 internati slavi, a testimonianza del fatto che il campo continuò a funzionare, nonostante l’armistizio dell’8 settembre 1943. Tra gli anni 1940 e 1944 sono passati per il campo di Casoli 218 internati in totale: 108 ebrei stranieri, per lo più austriaci, tedeschi, polacchi e ungheresi, e 110 “ex jugoslavi” per la maggior parte croati e sloveni.

Ma vi è di più:

Altro scopo della ricerca, di importanza centrale per la cultura della memoria, è sia dare un volto ai nomi degli internati, sia dare un nome ai loro volti, soprattutto agli ebrei stranieri internati in questo Campo dal 10 luglio 1940 –  dove giunsero dal carcere di Trieste, perché disponiamo di una loro foto di gruppo scattata proprio a Casoli. Dopo l’8 settembre 1943, 9 di questi internati ebrei stranieri che inizialmente erano “passati” per il Campo di Casoli, furono arrestati e deportati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove trovarono la morte certa. Un altro, invece, è stato assassinato nel campo di Risiera San Sabba, un altro venne deportato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen e sopravvisse alla liberazione avvenuta il 4 marzo 1945. Quella foto, per molti di loro, rappresenta, forse, l’ultima immagine-testimonianza che possediamo. Inoltre, allo stato attuale delle ricerche, sembra che il Campo di Casoli sia stata l’ultima località di internamento nota per 14 internati ebrei stranieri.

Il sito inoltre ospita altre sezioni di approfondimento. Siamo di fronte ad un progetto che supera le finalità della ricerca storica, ma si fa anche strumento per il recumero di memorie personali e famigliari. In altre parole, storia e impegno civile si fondono in un progetto di recupero di grande significato. Ringrazio il direttore per avermelo segnalato e sono felice di integrarlo assieme agli altri cami fascisti che ho segnalato e di diffondenerne la conoscenza: Campo di concencentramento di Casoli (1940-44)

 

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